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30.4.26

FLOTILLA: RAPITI VICINO ALLA GRECIA

  • IL SEQUESTRO GIORNI PRIMA DELLA PARTENZA PER GAZA
  • IL GOVERNO CONDANNA ISRAELE CON PAROLE DI CIRCOSTANZA
  • PRESIDI IN TUTTA ITALIA MENTRE PER CHIEDERE PROVVEDIMENTI CONCRETI

In risalto due screenshot: uno proviene dalle telecamere di sicurezza della Flottiglia durante l'arresto. L'altro indica il percorso e la posizione delle barche intercettate ("22 boats intercepted" "45 boats sailing"). Sullo sfondo una foto di repertorio: l'arrivo della barca a vela "Bianca" a Napoli durante una delle pre-partenze della Global Sumud Flotilla.
Sullo sfondo l'arrivo della barca "Bianca" a Napoli durante una pre-partenza dell'ultima missione.

Svariati gli attacchi subiti dalle “flotillas” nell’ultimo anno: 4 bombardamenti con droni vicino Malta, Grecia e in Tunisia, svariati tipi di sabotaggi, tra cui la consegna di acido solforico al posto dell’acqua potabile a Gallipoli, oltre ai sequestri e ai rapimenti in acque internazionali. L’ultimo ieri in acque di pertinenza greca (nella notte tra il 29 e il 30/04/2026), ancora più lontano dalle coste palestinesi. Sui sequestri dei banditi in divisa israeliani dello scorso anno indaga la procura di Roma per i reati di sequestro di persona, tortura, danneggiamenti e rapina aggravati dal pericolo di naufragio.

14.4.26

‘COSTRUITE LE MOBILITAZIONI CON LE FLOTTIGLIE!’

LA CHIAMATA DALLA “THOUSAND MADLEENS TO GAZA”

Fanrivista ha incontrato diversə attivistə della "Thousand Madleens to Gaza". Sono sbarcatə a Napoli il 10/04/2026, e faranno tappa a Cetraro prima di salpare verso Gaza.


Sullo sfondo si nota anche il Vesuvio. Un'attivista parla al microfono. Oltre alle bandiere della palestina, tra le svariate, se ne nota una con "One Piece".


Scopo delle varie tappe intermedie, nei rispettivi paesi, è confrontarsi con le realtà locali per fare assemblee e pianificare delle azioni congiunte, da terra, al tentativo di rompere il blocco illegale imposto alla Striscia, in mare.

11.4.26

LA FLOTILLA PER INVADERE I PORTI ITALIANI

“100 PORTI 100 CITTÀ” PER PORTARE GAZA DA NOI E BLOCCARE COMPLICITÀ GENOCIDE



Su uno sfondo nero l'immagine di Vincenzo Fullone durante l'intervista. Indossa una kefiah particolare e una felpa con un motivo mimetico. Lo sguardo sembra trasmettere sicurezza con una punt di rabbia. Si trovano il titolo dell'articolo, la scritta "100 porti 100 città" e "incontro con Vincenzo Fullone". I colori dell

Per ora <<Freedom Flotilla Italia ha scelto un’altra via marina, mentre Freedom Flotilla Coalition internazionale, da cui si sono divisi e hanno fondato Global Sumud, si sono accordati per la nuova missione condivisa’.

Vincenzo Fullone ha fatto chiarezza sulle diverse strategie di resistenza civile e sulle sigle delle varie “flotillas”, durante la presentazione della campagna “100 porti 100 città”, tenutasi a Napoli il 09/04/2026.

<<Bestie feroci ci vietano di entrare a Gaza>>, e così la campagna proverà a portare Gaza in Italia con iniziative in diversi porti insieme a studenti palestinesi. Parleranno in quegli stessi “porti di morte” dove passano scorte e armi per l’etno-teocrazia israeliana. Con altre azioni, come scioperi e picchetti, si dovranno terminare le complicità genocidiarie.

Fullone, già consulente per la comunicazione del governo della Striscia, cofondatore a Gaza di ‘Ain Media’, da giovane noto per supposte apparizioni mariane nel paesino di Crosia, era a bordo della Conscience, colpita da droni vicino a Malta nel Maggio 2025, prima delle ultime ondate delle “flottillas”. In estate la “Madleen” e la “Handala” furono sequestrate in acque internazionali dai pirati in divisa israeliani. Da quella piccola barca a vela, che dà nome alle “Thousand Madleen to Gaza”, nacque l’idea di programmare nuove missioni “massicce” con più barche.

25.10.25

SPECIALE SULLE “FLOTILLAS”: DI MEDIA, MOBILITAZIONI E PEACEWASHING

DALLA NASCITA DELLA GLOBAL SUMUD FLOTILLA ALLA TREGUA ARMATA, PASSANDO PER LA STORIA DELLA FREEDOM FLOTILLA COALITION CHE AVEVA ANNUNCIATO UNA POSSIBILE NUOVA MISSIONE PER NOVEMBRE


Nove foto: quattro sono dei fermi immagine delle telecamere di sicurezza delle varie imbarcazioni che mostrano i blitz del IDF e l'attentato con ordigni incendiari sganciati da droni. In una si nota il gommone delle IDF mentre abborda l'ultima barca della Sumud Flotilla. In un'altra una soldatessa mentre si arrampica sull'albero di una nave della Freedom Flotilla per mettere fuori uso la telecamera. In un'altra l'equipaggio è seduto sul ponte della nave con le mani alzate. Nell'ultima si nota una striscia di fuoco abbattersi su una delle navi. Le altre quattro immagini provengono dalle manifestazioni partenopee: un fiume di gente di fronte alla stazione di Napoli; un'altra folla con uno striscione vicino al Maschio Angioino e la scritta "per mare e per terra siamo la flotta dell'umanità, free palestine"; in un'altra uno striscione con la scritta "Global Movement to Gaza" durante una manifestazione al porto turistico di Napoli; nell'ultima si intravedono delle enormi cisterne mentre sventolano delle bandiere della Palestina durante l'occupazione del porto di Napoli. Al centro uno striscione con la scritta e il simbolo della Global Sumud Flotilla, un ramoscello di ulivo nero con quattro foglie (una nera, una rossa, una verde e una azzurra).


Questo lungo pseduo-editoriale si concentra sugli eventi più recenti che riguardano le varie “flotillas”, dopo averne iniziato a parlare tra queste pagine digitali lo scorso Maggio: le strategie mediatiche che caratterizzano le varie flottiglie, gli attacchi politici e quelli con droni che hanno preceduto gli ennesimi rapimenti pirateschi in acque internazionali, le mobilitazioni popolari oceaniche, le precedenti e le annunciate nuove missioni umanitarie, e gli aspetti controversi, perché si possono avere obiettivi comuni e non pensarla alla stessa maniera.

Va ricordato, come hanno sempre sottolineato gli attivisti, che la notizia più importante non sono le missioni umanitarie autogestite, ma il genocidio a Gaza e nel resto dei territori palestinesi occupati. Tenendo bene in mente che l’obiettivo è fare pressione su governi e aziende per porre fine a una brutale occupazione militare decennale e a un sistema di apartheid (come risaputo e riconosciuto formalmente anche da un parere consultivo del massimo organo di giustizia dell’ONU), è comunque importante focalizzarsi sugli eventi delle varie flottiglie per la loro portata storica, per l’impatto che hanno avuto e avranno sui movimenti sociali e su tutta la società civile, e per capire come le diverse strategie mediali e di resistenza possono essere impiegate per stravolgere un sistema sociale, culturale ed economico, che nell’oppressione del popolo palestinese ha raggiunto i suoi livelli più bassi.



LE ORIGINI DELLA “GLOBAL SUMUD FLOTILLA”

Lo scorso Luglio le forze di occupazione israeliane si apprestavano a sequestrare in acque internazionali l’equipaggio della barca Handala della Freedom Flotilla”, dopo aver rapito e rapinato l'equipaggio della Madleen. Circa un mese prima, diverse associazioni riunite in vari convogli, provavano a rompere via terra l’embargo illegale che opprime la popolazione di Gaza da anni. Un blocco illegale potenziato oltre ogni umana decenza e apparenza da quando è iniziata la guerra genocida. L’iniziativa, denominata “Global March to Gaza” (poi rinominata in “Global Movement to Gaza”, GMTG), intendeva passare tramite il valico di Rafah, ma è stata interrotta a metà giugno dopo varie peripezie culminate in violente repressioni in Libia e in Egitto con decine di arresti. In quei giorni gli attivisti che avevano provato l’impresa con la carovana via terra, quelli di GMTG e Sumud Convoy, insieme a quelli che ci provavano da anni via mare, la Freedom Flotilla, annunciavano i preparativi per un nuovo progetto, la “Global Sumud Flotilla”. 

Sumud è una parola araba difficile da tradurre e che comprende le sfumature dei significati di “resistenza” e “resilienza”.

24.9.25

FLOTILLA ATTACCATA VICINO ALLA GRECIA

+ULTIMA ORA 02:37+

La Global Sumud Flotilla è stata attaccata ancora una volta in acque internazionali, vicino alla Grecia, intorno all'una di notte (ora italiana) del 24/09/2025.

Dalle prime immagini e testimonianze video diffuse da vari attivisti si può pensare che siano state sganciate da una dozzina di droni delle granate stordenti, studiate per accecare e stordire con forti rumori. Non si esclude che siano stati usati anche liquidi o materiali non meglio identificati, forse simili a quelli impiegati nell'attacco di 3 mesi fa contro la Madleen.

L'ennesimo atto terroristico arriva dopo che negli scorsi giorni il traffico di droni sulla Flotilla era stato intensificato.

Sarebbero almeno 5 le barche colpite, tra cui la Zefiro che ha subito danni al sostegno dell'albero.

19.9.25

LUNEDÌ 22 SETTEMBRE SCIOPERO GENERALE PER GAZA

MOTIVAZIONI, ORARI, LUOGHI E ISTRUZIONI SU COME PARTECIPARE 

Sullo sfondo il disegno di una bandiera palestinese. In alto la scritta "22 Settembre sciopero generale", racchiusa dal motivo della kefiah che simboleggia il mare. Sotto altre due scritte: "Da che parte sta il governo italiano?". Scioperiamo per chiedere al governo di interrompere i rapporti istituzionali e economici con Israele". In risalto il disegno di un pugno chiuso.


L’“Unione Sindacale di Base” (USB) e il “CALP Genova” (i lavoratori portuali genovesi) hanno indetto uno sciopero generale per Lunedì 22 Settembre per fermare il genocidio del popolo palestinese, chiedendo l’immediata interruzione dei rapporti commerciali e politici con Israele, e per sostenere la missione umanitaria della “Global Sumud Flotilla”: non è necessario essere iscritto a nessuna organizzazione sindacale per partecipare. 

L’iniziativa non coinvolgerà solo i lavoratori portuali e del trasporto, spiega l’USB in un comunicato, chiarendo che <<a scioperare ci saranno le fabbriche, la logistica, i settori pubblici, la scuola, i vigili del fuoco, il commercio, l’energia. E poi ci saranno gli studenti, con la loro spinta e il loro entusiasmo. Saranno tantissimi e faranno la differenza. Lo sdegno per quello che sta succedendo a Gaza e per la complicità dei governi occidentali, Italia in testa, è trasversale e non ha confini. A colpire sono la reticenza e le bugie dei politici, il racconto vergognoso che saremmo in prima fila negli aiuti e altre amenità simili. Tutti sanno che bisogno rompere le relazioni con uno stato terrorista, a tutti i livelli, cominciando come è ovvio dalle armi ma poi passando al piano commerciale e diplomatico. Il resto sono chiacchiere. Sanzioni, embargo, rottura: queste le parole che vogliamo sentire e che grideremo nelle piazze dello sciopero generale>>.

Seguono due comunicati diffusi dal “Global Movement to Gaza Italia”, la sezione italiana della “Global Sumud Flotilla”, che includono le istruzioni su come partecipare allo sciopero generale.

Qui invece il link al primo comunicato dell’USB, con la lista degli esonerati dallo sciopero, e il secondo comunicato con la lista -in aggiornamento- di luoghi e orari di presidi e manifestazioni nelle varie città italiane.

14.9.25

‘GAZA ERA UNA PRIGIONE A CIELO APERTO...’

ADESSO NON C’È NEMMENO PIÙ IL CIELO!’

‘LA CAUSA PALESTINESE OGGI È DIVENTATA UNA CAUSA PER L’UMANITÀ’ 

LA TESTIMONIANZA DI UN ATTIVISTA DI GAZA CHE È DOVUTO DIVENTARE CITTADINO ITALIANO PER RIVEDERE LA SUA TERRA, MA HA POTUTO FARLO SOLO COME “TURISTA”


L'attivista di Gaza mentre siede in un parco a Napoli durante l'intervista. Indossa una kefiah.


Un paio di settimane fa, a una delle tante manifestazioni che si tengono in tutto il mondo in favore della “Global Sumud Flotilla”, ho incontrato Hameid Alfarra. Lui è un attivista di Gaza, fa parte della “Comunità Araba Palestinese di Salerno” e del “Global Movement to Gaza Campania”. Da giovane ha dovuto lasciare la sua terra, insieme a suo fratello, per aiutarlo a guarire donandogli il fegato. Ci è potuto tornare solo dopo molti anni e ostacoli, ma solo come turista, quando ha ottenuto la cittadinanza italiana e poco prima che scoppiasse la guerra genocida. La sua testimonianza mi ha aiutato a capire meglio come funzionano i raggiri legali che a Gaza, da decenni, restringono il movimento di persone e di beni essenziali, perfino dell’acqua. Ma le sue parole hanno toccato anche il mio cuore e stimolato una serie di riflessioni che trovate in questo editoriale atipico. 

I link al video dell’intervista completa li trovate alla fine dell’articolo.



TANTI GIOVANI CONTINUANO A MORIRE, MA QUELLI CHE CRESCONO E INVECCHIANO NON DIMENTICANO

<<Dicevano sempre che Gaza era una prigione a cielo aperto, adesso non c’è nemmeno più il cielo ma droni, aerei, bombe e missili>>: sono queste le parole che più mi hanno colpito di Hameid, quando lo abbiamo intervistato il 31 Agosto a Napoli, in occasione di una manifestazione per supportare la “Global Sumud Flotilla”. L’ultima volta che ha visto Gaza è stata qualche settimana prima che quella prigione venisse distrutta, insieme alle vite di tanti prigionieri innocenti, colpevoli solo di esservi nati e di aver costruito la propria vita lì, dopo esservi stati intrappolati. Ci ha anche spiegato nel dettaglio come sia sempre stato virtualmente impossibile uscire da quella prigione, da quel “campo di concentramento e di sterminio”, come lo definisce Stephen Kapos, sopravvissuto all’Olocausto. E se hai solo un passaporto palestinese, anche se riesci a uscirne non ci ritorni più. Perché quello è il passaporto di uno stato rubato, che formalmente esiste solo sulla carta, ma concretamente resiste nella resilienza dei palestinesi. Di tutti quei palestinesi che vorrebbero semplicemente vivere nel posto dove sono nati, o da cui provengono i loro genitori, ma che non hanno nemmeno la possibilità di visitarlo liberamente. Nel mentre, altri vivono comodamente nelle case a loro rubate, di cui conservano ancora le chiavi, e se ne prendono pure beffa. Uno stato promesso ad altri da chi non lo possedeva, “regalato” per far pagare ai palestinesi le colpe dei veri antisemiti, dell’imperialismo occidentale, e senza dimenticare il complice benestare dell’URSS. Uno stato che non esiste perché un'altra entità statale è stata autoproclamata, fondata sulla “Nakba”, sullo sfollamento forzato e prolungato, sugli stupri, sui massacri, sul raggiro legislativo, sulle menzogne propagandistiche, sulle letture distorte degli ideali socialisti e dei testi sacri, sulla supremazia etnica e militare, sulle spirali di odio che ha generato e continuerà a generare.

10.9.25

COLPITA DI NUOVO LA GLOBAL SUMUD FLOTILLA

È IL SECONDO ATTENTATO IN 24 ORE



Due fotogrammi che registrano il momento dell'impatto: si vede una scia di fuoco abbattersi sulle imbarcazioni.
Le immagini dei due attacchi ripresi dalle telecamere di sicurezza



 ++ AGGIORNAMENTI SUGLI ATTENTATI ALLA “FLOTILLA” DEL 13/09/2025 ++

Come si era spiegato nell’articolo che segue, dopo il primo attentato le autorità tunisine avevano diffuso la notizia che a scatenare l’incendio sulla prima nave colpita non era stato un ordigno ma, presumibilmente, un mozzicone di sigaretta, nonostante le telecamere di sicurezza avessero chiaramente ripreso un oggetto infuocato colpire l’imbarcazione dall’alto.

Le scuse per evitare la crisi diplomatica non hanno retto di fronte al secondo attentato: gli attivisti hanno trovato i resti dell’ordigno, e diffuso le immagini di quello che pare essere un “drone kamikaze” con una granata incendiaria.

In relazione al secondo attentato, le autorità tunisine hanno ammesso che si è trattato di un attacco <<deliberato>>. In seguito alcuni militari tunisini hanno sorvegliato e scortato le imbarcazioni della “Global Sumud Flotilla” dal porto di Sidi Bou Said a quello di Bizerte. Da lì un primo gruppo di imbarcazioni è partito alla volta di Gaza poche ore fa.

Antonio La Piccirella, uno degli attivisti in rotta verso Gaza, già sequestrato in acque internazionali da Israele durante l’ultima missione della “Freedom Flotilla”, ieri ha diffuso un video: mentre inquadra una motovedetta della marina militare tunisina, dichiara che <<questo si avvicina di più a come vorremmo che si comportassero i governo e le loro parti militari, e cioè proteggendo una missione civile e umanitaria. Dico 'si avvicina' perché vorremmo che fossero proprio i governi a spendersi per queste missioni umanitarie>>.



Colpita due volte in Tunisia e in una singola giornata la “Global Sumud Flotilla”, la flotta di navi civili che vuole tentare di rompere l’assedio a cui Gaza è sottoposta da quasi vent’anni. La prima volta la “Family Boat”, la nave ammiraglia della missione umanitaria, è stata attaccata intorno alle ore 23:30 italiane di Lunedì. Poi, a distanza di circa 24 ore, è toccato alla nave “Alma”. I filmati delle telecamere di sicurezza mostrano degli ordigni incendiari scagliati dall’alto, presumibilmente da droni o da altri tipi di velivoli pilotati a distanza.

Fortunatamente, gli attivisti a bordo stanno bene, ma al danno si aggiunge la beffa delle autorità tunisine: dopo il primo attacco hanno negato di aver rilevato droni nel loro spazio aereo e hanno dichiarato che a generare l’incendio sarebbe stato un mozzicone di sigaretta. Gli attivisti, invece, puntano il dito contro gli investigatori: raccontano che si sono recati sulla scena del crimine non per fare indagini, ma per far sparire materiale compromettente, che dovrebbe scatenare una crisi diplomatica, visto che per compiere i due attentati terroristici sono stati sorvolati i cieli tunisini.


MENO RISCHIO E MENO IMPEGNO

In questi giorni la presidente Meloni ha dichiarato che ci sono <<canali meno rischiosi e meno impegnativi>>, rispetto a quelli praticati dagli attivisti della “flotilla”. Le tonnellate di aiuti che hanno raccolto sono simboliche dal punto di vista materiale, ma sono fondamentali per fare pressione affinché dei concreti canali umanitari siano aperti.

Certamente, i lanci di aiuti dagli aerei che fanno arrivare pochissimo cibo sono più rischiosi per i palestinesi, che muoiono letteralmente schiacciati o che vengono ridotti a lottare letteralmente per un pezzo di pane. E sono meno impegnativi per i governi che supportano uno stato che pratica apartheid e genocidio.

27.7.25

SOS DAI DUE ITALIANI DELLA "HANDALA": “ISRAELE CI HA RAPITI, FERMATE IL GENOCIDIO”

  • UNA SETTIMANA FA, QUANDO LA NAVE È PARTITA ALLA VOLTA DI GAZA DA GALLIPOLI, AVEVANO CONSEGNATO ACIDO SOLFORICO INVECE CHE ACQUA
  • TRE MOVIMENTI ANNUNCIANO UN ALTRO CONVOGLIO CON DECINE DI BARCHE PER ROMPERE L'ASSEDIO E CONSEGNARE AIUTI
+ AGGIORNAMENTO DEL 31/07/2025: Poche ore fa il secondo italiano a bordo della Handala, Antonio La Piccerella, è rientrato in Italia dopo essere stato processato e ufficialmente bandito da Israele per un secolo. Ha dichiarato alla stampa che i militari <<hanno provato per tutto il viaggio a darci cibo e acqua con una telecamera puntata>>, una trovata propagandistica impiegata anche nel precedente sequestro in acque internazionali. Tre giorni fa era rientrato anche Antonio Mazzeo, dopo aver firmato un decreto di espulsione. Gli attivisti annunciano una nuova azione contro il blocco illegale a cui è sottoposta Gaza da quasi venti anni +

Negli angoli a sinistra due fermi immagine dai video dei due italiani. Nel primo si legge "we have been intercepted at sea", nel secondo "and I have been kidnapped". Sul lato destro tre fermi immagini. Due dalle telecamere di sicurezza. Nel primo si nota la parte alta dell'imbarcazione in mare aperto e al buio. Nel secondo i venti attivisti seduti, con le mani alzate e con indosso i giubbotti di salvataggio, mentre un militare cammina minaccioso con un fucile. Nel terzo fermo immagine si vede la mappa con la rotta e il punto dell'abbordaggio, non lontano da Gaza.
Le immagini dei video-appelli e del momento dell'irruzione, catturate dalle telecamere di sicurezza dell'imbarcazione, prima che venissero messe fuori uso dai militari.


LE ULTIME ORE E I PROSSIMI GIORNI

Abbordata la nave Handala, a circa 40 miglia nautiche da Gaza, alle ore italiane 22:41 di sabato 27 luglio. Tra i 21 attivisti e membri dell'equipaggio della “Freedom Flotilla Coalition” ci sono anche due italiani: Antonio Mazzeo, giornalista e insegnante, e Antonio La Piccirella, attivista per la giustizia sociale e climatica. 

In due video-messaggi, registrati prima dell'irruzione dell'esercito sull'imbarcazione, chiedono alla società civile di fare pressione sul nostro governo per fermare il genocidio e per liberare loro, insieme agli altri rapiti.